A volte è meglio non vedere...non soffrire..continuare a vivere nella bambagia ovattata di tutti i giorni..magari immaginando una realtà-irreale.Lo so tutti ti dicono guarda meglio amare, che non provare nulla..tutti sostengono (anche io) meglio vivere di rimorsi piuttosto che di rimpianti..pero vedete le regole di vita sono fatte per essere contraddette...l'esperienza di questo porco meraviglioso mondo ti insegna proprio questo...spesso ahime con sonore pedate nel fondoschiena.
Ecco l'equilibrio forse è la via...lo so sto spacciando le solite vaccate stile new age, magari condendole con qualche esperienza ascetica stramba profumata in maniera esotica o para tali...
Pero il sogno di una vita equilibrata dove grandi gioie possano fare da contraltare a grandi dolori (che prima o poi arrivano sempre)..è un sogno tangibile e che spero diventi realtà per tutti.
Per cui ecco la chiave..sognate...immaginate situazioni impossibili..colorate il mondo come bambini...che bisogna equilibrare tutta sta "monnezza" che la vita ci sbatte addosso...come un mare ingrato su spiagge scoscese...
Vi lascio con un piccolo racconto di Anna Maria Ortese, che ha ispirato queste poche righe puteolenti...
"Eugenia, finalmente, un giorno si mise gli occhiali. Lo aveva sperato, desiderato, sognato a lungo, quel momento: «Mammà, oggi mi metto gli occhiali». Era troppo, troppo contenta. Una settimana prima, con la zia, era stata da un occhialaio di via Roma, e quando posò le lenti sul suo naso le sembrò di ‘vedere’ per la prima volta, e pensò a quante belle cose ti offre il mondo: pullover colorati, vecchietti con la barba bianca, «negozi bellissimi, con le vetrine come specchi, piene di roba fina». Da quella volta il suo sogno di possedere un paio di occhiali si era fatto ancora più intenso: «aveva avuto una vera rivelazione: il mondo, fuori, era bello, bello assai» e lei fino ad allora era stata come avvolta in una nebbia. Intanto risuona la voce di zi’ Nunzia, martellante: «in casa nostra tutti occhi buoni teniamo, questa è una sventura che ci è capitata… insieme alle altre. Dio sopra la piaga mette il sale». Quegli occhiali, poi, costano la bellezza di «ottomila lire, vive vive!». Ma non temere, Eugenia, arriverà il tuo momento, arriverà il momento in cui potrai infilarti un paio di occhiali e tenerlo sul naso per sempre: e allora potrai vedere in tutti i particolari «il mondo fatto da Dio, col vento, il sole, e laggiù il mare pulito, grande» e rivedere Posillipo, se vorrai, piccola terra dal nome che tanto ti incanta.
«Mammà! Gli occhiali!», eccoli, finalmente, gli occhiali. «Eugenia, sempre tenendosi gli occhiali con le mani, andò fino al portone, per guardare fuori, nel vicolo della Cupa. Le gambe le tremavano, le girava la testa, e non provava più nessuna gioia». Un’impressione completamente diversa da quella provata qualche giorno prima davanti all’occhialaio di via Roma, un’impressione terribile le fece il mondo, che poi era un cortile pieno di balconi e di carretti con la verdura e «gli archi dei terranei, neri, coi lumi brillanti a cerchio intorno all’Addolorata; il selciato bianco di acqua saponata, le foglie di cavolo, i pezzi di carta, i rifiuti, e, in mezzo al cortile, quel gruppo di cristiani cenciosi e deformi, coi visi butterati dalla miseria e dalla rassegnazione». Mariuccia si accorse che la bambina stava male e le strappò in fretta gli occhiali, «perché Eugenia si era piegata in due e, lamentandosi, vomitava»."
Anna Maria Ortese da “il Mare non Bagna Napoli”
















